Crisi Economica e Democrazia


La crisi economica che stiamo vivendo oramai dal 2008 è la più grave dal 1929 (il famoso Martedì nero) e ha colpito milioni di persone soprattutto nella parte sud dell’Europa (Grecia, Italia e Spagna in primis): posti di lavoro che non ci sono, giovani che non riescono ad immaginare un futuro come quello dei propri genitori (si parla, non a caso, di generazione perduta), persone di mezza età che si tolgono la vita perché rimaste senza lavoro ed oppresse (almeno in Italia) da Equitalia, miliardi di dollari “bruciati” nelle borse finanziarie di tutto il mondo, finanziamenti sempre più difficili da richiedere e richieste di prestiti per protestati, come quelle concesse da www.protestationline.com, che sono in costante aumento.
Nonostante gli sforzi delle banche centrali di tutto mondo (dalla FED alla BCE, dalla BOE alla BOJ) nel mettere in campo delle novità per cercare di arginare la crisi economica, la soluzione reale è esclusivamente quella che potrebbe essere applicata dalla classe politica, che dovrebbe però avere il coraggio di fare delle scelte pensate esclusivamente alla risoluzione della crisi, alla creazione di posti di lavoro, alla salvaguardia delle piccole e medie imprese.
La crisi economica porta, oltre che un concreto rischio economico, anche un rischio a livello democratico: scioperi in vari paesi europei, partiti anti-Europa che guadagnano consensi ovunque, referendum di indipendenza che sono chiesti a gran voce da cittadini e politici (ultimo quello della Scozia, il prossimo forse presso la Catalogna).
Certo è che la democrazia si è sempre dimostrata solida e la storia ci ha dimostrato che, una volta instaurato, questo governo rimane valido e sempre “giovane”, ma questo non toglie che c’è paura legata a quello che potrebbe accadere se i movimenti indipendentisti dovessero avere il sopravvento.