Il gap tra ricchi e poveri sempre più acuto: il fenomeno sociale




La fotografia è sempre stata considerata come un piacevole hobby (quando non è una vera e propria professione), con il quale regalarsi dei momenti di creatività. Una passione che molti italiani hanno sviluppato, magari partendo dalle macchinette di un tempo e passando da una semplice istamatic ad una reflex semiprofessionale corredata di obiettivi di diverse lunghezze focali. Poi, l’avvento dell’era digitale ha trasformato quello che era un processo che partiva con uno scatto per poi terminare in camera oscura (chi non ha mai brigato con un solido Durst alzi la mano), in una questione di pixel che vengono elaborati a posteriori, da qualche software di fotoritocco.

Ma a differenza di un tempo, la situazione attuale di crisi dell’economia mondiale ha provocato l’aumento del gap tra ricchi e poveri amplificando le differenze tra ceti che si sono allontanati ancor di più di quanto non lo fossero prima dall’avvento di questa delicata fase congiunturale. Il fatto che sono subentrati in maniera imponente problemi che toccano oggettivamente la realtà delle persone, ha determinato oggettivamente  la variazione che soprattutto, hobby e passioni, siano state le prime cose alle quali si è rinunciato anche per via del fatto che i prezzi per le fotocamere reflex  sono a volte proibitivi.

Indubbiamente lo scenario attuale presenta delle priorità che sono da considerarsi come basilari quali l’avere un lavoro stabile che assicuri una certa indipendenza economica in un contesto dove anche la mera sopravvivenza è spesso messa a repentaglio dalla mancanza di entrate economiche. Risulta quindi evidente il concetto che la fotografia intesa come passatempo, scivoli nella scala delle cose importanti che sono necessarie in questo momento.

Se si considera tra le altre cose, il costo proibitivo di certe macchinette fotografiche, i patiti di questo hobby dovranno attendere momenti migliori per sfogare la loro passione.